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1970

UNA VECCHIA FINITRICE

Vecchio modello di finitrice
Vecchia fotografia che ritrae una delle nostre prime finitrici stradali.

1970

STABILIMENTO DI ASTI


Un’immagine del nostro vecchio impianto produttivo di Asti.

1980

STABILIMENTO DI GOSSOLENGO


Immagine degli anni ’80 del nostro impianto produttivo di Gossolengo

1980

SQUADRA IN STESA


Autocarro IVECO 330-35, fine anni ’80 mentre riempie la tramoggia della nostra finitrice in A21 PC-BS.

1990

SQUADRA IN STESA


Una squadra in stesa nei primi anni ’90 A21 Brescia Piacenza

1990

STESA SU PONTE


Fotografia degli anni ’90 che ritrae il rifacimento della pavimentazione stradale su un cavalcavia.

2000

STESA SU AUTOSTRADA A21


Rifacimento delle pavimentazioni autostradali di una carreggiata SUD dell’A21 Brescia Piacenza a ridosso dello svincolo di Castelvetro

2000

GOSSOLENGO: NUOVO IMPIANTO DI BITUMATO


Una fotografia del 2002 nel nostro nuovo impianto di Bitumato in Gossolengo.

2010

STABILIMENTO DI CASAL CERMELLI


Una foto dello stabilimento di Casal Cermelli.

2010

SQUADRA IN STESA


Fotografia ritraente il riempimento della tramoggia di una finitrice Tangenziale di Livraga Lodi

2020

ALESSANDRIA STESA PIAZZALE BERLINGUER


Recente foto del rifacimento della pavimentazione di piazzale Berlinguer in Alessandria.

2020

STABILIMENTO DI SANTHIÀ


Una foto dello stabilimento di Santhià.

La nostra storia

Introduzione

Siamo onesti, la rete è piena di aziende con mission pompose che pochi lettori comprendono.

Anche il nostro gruppo ha la sua mission che puoi leggere alla pagina “chi siamo”.

Necessario e doveroso renderla pubblica poiché un’attività di brand awareness, costruzione della notorietà di una marca, passa anche attraverso la definizione di una mission aziendale, la dichiarazione d’intenti di un’impresa o di un’organizzazione, il suo fine ultimo, ciò che la distingue dai concorrenti.

Le grandi multinazionali possono permettersi di essere noiose: hanno montagne di denaro per costruire la brand awareness attraverso strategie di comunicazione e marketing che possono durare anni.

In verità, oggigiorno anche le grandi società non possono permettersi di essere noiose al 100%, tuttavia non devono sudare le proverbiali sette camicie per farsi ricordare.

Per le Piccole e Medie Imprese la vita è diversa. Di solito non hanno grandi budget, quindi devono attirare il loro potenziale cliente in ogni modo, affascinarlo con una comunicazione originale che esprima autenticità e, soprattutto, generare manifestazioni di interesse reale come richieste di preventivo, telefonate, contatti.

Una buona storia sulla nascita di un’azienda e su come ha prosperato nel tempo, prende i lettori per mano e li accompagna nel tuo viaggio, dà loro un’idea di chi sei e aiuta a ottenere un riscontro emotivo.

Basta leggere la tua storia per generare emozioni positive nei lettori, così iniziano a immaginare quanto sarebbe bello lavorare con te.

Questo è il potere dello storytelling.

Lo storytelling è molto più di una mano di vernice lucida per nascondere strategie di marketing e vendite vecchie e superate. È un approccio comprovato da millenni di storia umana che, grazie alla tecnologia moderna, è diventato più rilevante che mai.

La nostra storia ovvero dove inizia il nostro viaggio.

Il passato. Gli inizi. Le opportunità fra le due guerre.

Il “viaggio dell’eroe” è la struttura basilare della maggior parte delle storie. Racconta le gesta di un cavaliere che dovrà affrontare il mitico drago per diventare l’eroe della narrazione e tornare vincitore al suo castello per ricevere tutti gli onori e, spesso, la mano della principessa.

Lo schema del viaggio dell’eroe comprende ben dodici diverse fasi; le risparmiamo al nostro lettore perché può trovarle facilmente su Internet.

Naturalmente anche la nostra storia contiene tutti questi elementi in varia misura.

Comincia con un’intera famiglia che nei primi decenni del 1900, precisamente nel 1930, decide di sostentarsi facendo il primo passo nel campo dell’estrazione e frantumazione della pietra, nella vecchia cava di proprietà situata a Cardona, piccola frazione di Alfiano Natta, in provincia di Alessandria.

Apparentemente un lavoro come tanti a quei tempi. Invece Pietro Quarello, capofamiglia e fondatore dell’impresa, rivolse la sua attenzione verso un settore specifico che comprendeva anche attività decisamente pericolose. Infatti l’estrazione era svolta mediante l’utilizzo di mine esplosive che venivano fatte brillare nella roccia.

Le pietre derivate da questa operazione venivano frantumate ed in seguito selezionate. Per avere il prodotto finito da utilizzare su strade adibite principalmente al trasporto con mezzi agricoli ed alle prime autovetture.

Perché rompere pietre anziché scegliere un mestiere meno faticoso e pericoloso?

Non intendiamo annoiarvi con una tesi sull’economia in Italia tra le due guerre anche se gli avvenimenti di quel periodo storico hanno probabilmente influenzato non poco la scelta della famiglia Quarello di avviare un’attività nel settore dell’edilizia stradale.

Tuttavia, come alcuni lettori sapranno, il periodo fra il 1899 e il 1915 fu caratterizzato dall’aumento del numero dei veicoli circolanti i quali, in Italia, passarono dagli iniziali 111 a quasi 25.000 nell’anno dell’entrata in guerra.  Un risultato che faceva ben sperare per il paese il quale, tuttavia, era in grande ritardo rispetto all’Europa, ritardo che si colmò soltanto un cinquantennio più tardi.

Fu proprio durante quel periodo, a fine anni cinquanta, durante la ricostruzione che seguì la fine del secondo conflitto mondiale e che culminò con il “miracolo economico”, che la famiglia Quarello inaugurò un impianto Rocchietti dedicato alla produzione di conglomerato bituminoso, presso le rive del fiume Scrivia, nella cittadina di Tortona, in provincia di Alessandria.

Fiat 508 Balilla 1932
Fiat 508 Balilla (1932) РFonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Fiat_508_Balilla РQuesta immagine ̬ di dominio pubblico perch̩ il suo copyright ̬ scaduto e il suo autore ̬ anonimo.

Fra il 1953 e il 1958 che l’Italia visse un periodo di straordinaria espansione economica, che portò un paese sostanzialmente agricolo a competere con le altre grandi potenze industriali.

L’industria europea e americana che aveva sostenuto il primo sforzo bellico, dopo l’armistizio si era riconvertita a una produzione di pace che voleva anche dire manutenzione di tutti gli impianti pubblici, ripristino delle strade e dare risposte concrete alle nuove esigenze della popolazione civile.

Un impegno riorganizzativo che, se opportunamente sfruttato, poteva tramutarsi in un trampolino di lancio per la giovane industria automobilistica, alla quale, ovviamente, servivano vie di comunicazione, cioè strade.

Quindi dobbiamo attendere la fine della prima guerra mondiale per vedere nascere anche in Europa la produzione in grandi serie, soprattutto di vetture utilitarie. In Italia, prima la FIAT Balilla e poi la 500 Topolino, ebbero la più grande diffusione.

Fiat 500A Topolino (1937)
Fiat 500A Topolino (1937) – Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Fiat_500_%22Topolino%22 – photographed at the Antique Automobile Club of America Museum (AACA) in Hershey, Pennsylvania, by Douglas Wilkinson for www.Fiat-Archives.com, part of the www.Automobile-Archives.com.

Ci corre l’obbligo di tornare alla fine della seconda guerra mondiale per osservare la ripresa industriale e la ricostruzione che in Europa stava trasformandosi nell’età dell’oro del capitalismo internazionale.

Il travolgente sviluppo della produzione di massa, fino all’inizio degli anni settanta vide l’automobile come il principale “motore” del progresso tecnologico ed economico.

Possiamo quindi affermare che gli eventi postbellici, l’esplosione della produzione automobilistica promossa anche da un cambiamento radicale nelle abitudini degli italiani ed il conseguente aumento della produzione di altri tipi di veicoli come quelli commerciali ed i mezzi pesanti, aveva permesso alla famiglia Quarello di giungere fino al giro di boa del XX secolo.

Mentre mancano pochi decenni alla fine del 1900, a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni settanta il nostro gruppo si sposta a Gossolengo in provincia di Piacenza, sulle rive del fiume Trebbia dove è situato un impianto di conglomerato bituminoso e di frantumazione dell’inerte, periodicamente aggiornato, come l’impianto di Casal Cermelli, per restare al passo con l’innovazione imposta da un mercato fiorente e dall’invenzione di nuovi macchinari.

La storia continua. L’eroe fa ritorno accompagnato da nuovi amici.

Il presente e il futuro.

A questo punto il viaggio della famiglia Quarello potrebbe dirsi giunto al termine, quantomeno quello intrapreso dalla prima generazione. Come il capitano di un veliero, l’erede del fondatore osserva ancora l’orizzonte calmo e sereno ma senza dimenticare che il mondo non è più quello di quasi un secolo fa.

Nuovo mondo significa anche nuove battaglie. Per il consolidamento della posizione di mercato e la necessità di espansione, per esempio.

Per queste ragioni l’ampliamento del gruppo oggi è visibile negli stabilimenti produttivi di Asti, di Casal Cermelli, in provincia di Alessandria e dal 2018 di Santhià, in provincia di Vercelli.

Come abbiamo già scritto, in realtà la storia continua ma il figlio del fondatore, Carlo Quarello, non è più solo nel suo viaggio: oggi due generazioni di cavalieri lo accompagnano e lo sostengono.

La terza, cresciuta durante il boom economico, ha visto il mondo trasformarsi per effetto delle moderne tecnologie ed ha avuto il non facile compito di traghettare le aziende del gruppo verso nuovi porti, spesso affollati di concorrenti che non hanno ricordo di strade polverose che non somigliavano affatto a quelle che oggi vedono sfrecciare veicoli senza guidatore.

Poi c’è la quarta generazione, la cosiddetta Generation Z o Post-Millennial, quella che avrà l’arduo compito di trovare soluzioni molto più che innovative per affrontare temi come il riscaldamento globale, il bisogno di coniugare tutela dell’ambiente con il consumo di risorse naturali, la necessità di diversificare le attività aziendali per vincere nuove sfide di mercato, la ricerca di tecnologie costruttive ancora da immaginare e che potrebbero avere un impatto considerevole sul settore dell’edilizia stradale.

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